domenica 24 settembre 2017

Allenamento da scopa

Foto di Tore Orrù
È tempo di guardare il mondo dal didietro.

La prima buona notizia è che le unghie dei piedi stanno perdendo quel malsano color verme pallido, memoria di ozi forzati. Piccole macchie scure, segnali di vita, si espandono sulle unghie delle dita centrali del piede sinistro. Non posso affrontare un viaggio così, senza di loro; anche le vesciche, mie care compagne di viaggio, stanno tornando al fianco dei miei alluci. Non partirò per l'UTSS da solo.
Ho due settimane per rifinire l'allenamento e oggi sono riuscito a coinvolgere diversi atleti della mia squadra e due ospiti d'eccezione: Tore e Mimi. Grazie a tutti! Tutti indispensabili perché il ruolo di “scopa” richiede una preparazione sia atletica che sociale: andamento lento e divieto di sorpasso. Oggi, sui sentieri del WWF, sono stato bravo, buono in coda, col numerino 999 che ho pescato dal cilindro della vita. Solo in un paio di occasioni alla vista di una scorciatoia, non sono riuscito a resistere e mi ci sono infilato superando di slancio gli ultimi due o tre con istinto sacchettaro. Dovrò ancora lavorare su questo.
Devo dire che, dovendo guardare gli altri da dietro, preferisco che siano femmine. In questo mi ha allietato la grazia di Erminia, che però andava un po' troppo veloce, lasciandomi più spesso la vista da dietro dell'abbondante Tore frenato, in salita, da una grave asma bronchiale. Siamo tutti un po' preoccupati ma è difficile non assecondare il suo entusiasmo. “Se perdo i sensi, nello zainetto ho il “ventolin” e ... . So cosa vuol dire. Io, come “salvavita”, nello zainetto tengo sempre un cavatappi.
Grazie a tutti. Guardare il mondo dal posteriore è, per me, un'esperienza nuova. La sto scoprendo ora e non è affatto male.

mercoledì 20 settembre 2017

I pericoli dell'atleta.

Il bambino urla: “Passa la palla!” Ecco, la vedo, sta arrivando! ora mi scanso … ecco, è passata! Pericolo scampato. Mai toccare un pallone. Buona parte degli infortuni dei runner accadono a chi non riesce ad evitare il contatto con quel pericolosissimo oggetto durante partitelle con gli amici o con i figli. Vietato toccarlo e, se proprio dovete, usate i guanti appositi; mai con i piedi. Quando rotola sulla pista di atletica, provo a restituirlo al bimbo con un'esortazione in latino: “vade retro!” ma non mi ascolta e continua a rotolare indifferente. Meglio fingere di non vederlo; il bambino se ne farà una ragione e gli farà bene fare una corsetta per recuperarlo.
Più pericolosi della palla sono solo i lavori di casa. Ma questa è un'altra storia.

domenica 17 settembre 2017

50 ragioni per fare sport – 13. Per il gusto della birra.

Ci sono delle “ragioni per fare sport” che si scoprono facendolo e altre che si scoprono quando si smette. Il gusto della birra l'ho sentito crescere con l'allungarsi delle corse e scemare ora che ho smesso.
Nel corso di una gara o di un allenamento di lunga durata, durante le prime ore si può bere di tutto: sali, coca, perfino acqua. Dopo un paio d'ore, i sali diventano nauseabondi. Fra la terza e la quinta ora, anche la coca risulta troppo dolce e facendo esplodere le borracce, si appiccica ai peli in modo disgustosamente promiscuo. L'acqua va giù, si spruzza sulle ascelle e va giù, ma à poco nutriente. Non rimane che la birra che, invece, diventa sempre più buona. E non dev'essere quella cruda di san daniele o del monastero dei padri della fonte del miracolo meraviglioso … anche l'ichnusa da macchiareddu martire diventa squisita; anche se non è fresca, perfino quella al limone! Il leggero tono alcolico risulta sia nutriente che leggermente anestetico: benedetto intontimento. L'immaginazione proietta, sull'osso frontale interno, tuffi in piscine piene di birra freschissima e di ragazze in bikini che ridono perché le bollicine fanno loro il solletico all'ombelico … . Non basta fare footing; è un livello di coscienza che si raggiunge solo intorno al 50esimo km e alla quinta birra. 
Ora, sono tornato come prima di correre; la birra dev'essere fresca, di qualità, e cerco di evitare di fare bagni dentro di essa.
Per ritrovare il vero gusto della birra, non basta il footing; bisogna fare SPORT!

Letture consigliate e approfondimenti sull'argomento:

venerdì 15 settembre 2017

Curri Murera – Il podio della vergogna.

Mi sono iscritto alla non-competitiva della "Curri Murera", per correre in compagnia su un percorso piacevolissimo, avere stimoli per fare 11 km (il mio nuovo record stagionale) e, soprattutto, vedere amici e rientrare, sia pure dalla porta di servizio, nel piacevolissimo ambiente del podismo amatoriale.
L'allerta meteo, per fortuna, si risolve in una scoreggia. Il rischio è, però, che con troppe allerte scoreggia, poi, quando arriverà la “fase condensata”, la si lasci passare: “prego, prima i gas”. Metafora bestiale. Pur sapendo di non essere il più lento, sono partito dal fondo del gruppo; senza peto non competo e solo quando ho avuto strada libera ho iniziato ad aprire il gas e superare. Raggiungo Bruno, a cui avevo promesso di accompagnarlo in gara, e andiamo via regolari sull'argine e poi in pineta, superando atleti partiti troppo veloci. Gli ultimi 2 km gli chiedo di aumentare il ritmo per finire il suo allenamento mentre io continuo, adagiato al mio comodo 4'40, soddisfacente per la situazione e per la non-competizione. Mi trovo in mezzo alla lotta per il podio dei 65enni ed è bello vederli che ce la mettono tutta e li incito tutti e tre. In vista del traguardo, non faccio lo sprint; sollecito un applauso del pubblico che generosamente me lo concede e mi diverto a riceverlo. Mi chiedono il nome e mi dicono che sono arrivato secondo della non-competitiva. Mi fa piacere, ma non ho nessuna intenzione di salire su quel podio, non voglio togliere il piacere a chi se lo meriterebbe di più. Sarebbe incoerente, competere ad una non-competitiva. Andrebbe premiato l'ultimo che ha dimostrato di essere il più non-competitivo. A meno che la non-competitiva sia la competizione riservata ai non-idonei. Diversamente competitiva. Mi vergognerei a salire, togliendo la medaglietta a bambini, casalinghe e pensionati. Intanto, con Bruno e Diego, facciamo un bagno al mare che, con allerta scoreggia, sembra ancora più bello. La bandiera rossa sventola anche se non è ancora scoppiata la rivoluzione. No grazie, dirò, premiate il quarto al posto mio. Non ci salirò, lassù. Mi vergognerei troppo. Poi sono ancora tesserato come agonista. Non mi chiameranno nemmeno e, se anche lo facessero, capirebbero subito il mio rifiuto e …
Ha vinto il ragazzino! Foto di Arnaldo Aru.

giovedì 14 settembre 2017

UTSS – Una magnifica scopa.

Un “basta” di rifiuto o forse era solo un “rifiato” ma mi sono, comunque, ritirato (dalle competizioni), conferito nel cassonetto del rifiuto (o del rifiato) umano e riciclato.
E ora, per chiudere il ciclo del riciclo, sarò io a raccogliere con la scopa i rifiuti e i rifiati e a ritirare i ritirati. Servizio scopa all'Ultratrack Supramonte Sea Side.
Non devo lasciare il sentiero sporco di resti umani. Non devo lasciare il sentiero sporco di resti umani.

Esperienza maratona in 4 ore. Ballerino delle pulizie. Pulizia sentieri. Offresi accompagnamento, andamento lento, E se mi dirai di no (“non vengo” o “basta”), spazzerò via il tuo rifiuto con un passo di scopa “a la seconde”.

Se hai paura di restare indietro, non ti preoccupare, penserò io a te e ti trascinerò, con i miei morbidi peli, in un posto caldo e sicuro.
Se ti sentirai uno straccio, mi farò spazzolone che ti passerà. E vedrai come ti passerà!
Se mangerai la polvere, sarai il mio panno ad azione elettrostatica e mi starai dando una mano per le pulizie, grazie!
Se morirai di fame, sarò il tuo settebello e mangeremo il tre e il quattro; tavolo pulito e due punti di scopa.

Non vedo l'ora di rivivere e condividere quest'esperienza. Ci terremo compagnia dal buio della notte all'alba, sotto il sole a picco e fino a sera; sorrisi si mescoleranno a smorfie di fatica, spiagge incantevoli a rocce selvagge, la birra al sudore e ad un'altra birra e ad un'altra ancora finché il sudore farà la schiuma in un tripudio di sensazioni indimenticabili!
Scopriremo insieme l'immensa forza e bellezza della natura e una parte di questa magnificenza ci entrerà dentro e, dal cassonetto, trasparirà, per sempre, il bagliore delle nostre pupille.

sabato 9 settembre 2017

50 ragioni per fare sport – 12. Perché siamo fatti per questo

Siamo fatti per correre. Piedi, caviglie, polpacci, ginocchia, cosce e anche anche le anche sono funzionali al movimento.
L'unica parte del corpo funzionale a stare in poltrona è il sedere, che, con i suoi cuscinetti incorporati, sembra fatto a posta per quello scopo. È solo il culo che ci fa stare seduti. Non fatevi comandare da lui! Ma pensare che il culo serva solo a sedersi è come pensare che l'unica funzione dei genitali sia quella di essere grattati. Infatti, perfino quei morbidi cuscinetti nascondono un motore potentissimo: i glutei. Due anni fa, alla terza tappa del Sardinia Trail, avevo tutti i muscoli delle gambe a pezzi. Scoprii però che i glutei erano belli freschi e che, con un andatura ancheggiante, riuscivo a salire veloce, senza soffrire e a superare chi mi aveva bastonato fino a lì. Ricordi Teo? Fu sorprendente e meraviglioso. Salendo come una mannequin, riuscii perfino a raggiungere e superare il mitico Marco Olmo. Tutto questo grazie a quei cuscinetti! Poi lui non si fermò al ristoro, cominciò la discesa e non riuscii più a raggiungerlo ... ma questa è un'altra storia.

Ritrovare queste funzionalità, esprimere la potenzialità nascoste nel nostro corpo, vuol dire realizzare, soddisfare, riempire; in una parola, Vivere. È come liberarsi di un handicap autoimposto. Nella vita normale, siamo delle Ferrari costrette a girare nel traffico cittadino, col motore ingolfato e i serbatoi stragonfi. Corriamo per liberare la Ferrari che è in noi, sentirla ruggire ed evitare che, all'ennesimo semaforo, si fermi senza più riuscire a ripartire.

giovedì 7 settembre 2017

Appunti su un sacchetto del vomito

La noia non ispira niente. Anzi, svuota il cranio, togliendo ogni possibile ispirazione, altrimenti i sacchetti del vomito degli aerei sarebbero pieni di poesie e invece si riempiono di tutt'altro. CI sarebbe tutto il tempo per scrivere, all'andata, esprimendo le aspettative e, al rientro, bilanci del viaggio e di vita. Invece restano solo piccoli pezzetti, color pastello, espressioni di disagio interiore e turbolenze. Piccoli pezzetti, ricordi di una cena pesante, arroz de marisco, giri solitari e giri in compagnia in cui ho rimpianto la libertà e l'andamento stocastico dei giri solitari. Viaggio inutile che si può sintetizzare così: “ho spostato il culo di 6000 km per espletare una cagata burocratica”. Ecco un bel pezzetto di vomito beige. Cercavo dove metterlo ma ryanair non offre sacchetti del vomito. Per vomitare in tutto comfort avrei dovuto spuntare la casellina nell'apposito modulo on-line e, poco sotto, inserire i numeri della carta di credito. Tanto non ho niente da scrivere. Non ho fame. Odio i bagagli spaziosi. Amo sedermi, casualmente, in ultima fila e voglio entrare per ultimo. Non voglio vincere e se devo grattare, so dove farlo gratuitamente e con soddisfazione. Per vomitare qualcosa però devo aspettare il volo Alitalia Fiumicino – Cagliari.
Ciampino – Fiumicino. Qualunque sia il tempo a disposizione per il cambio di aereo, riesco ad arrivare in ritardo. Sempre. È la mia specialità. All'andata ho dovuto spronare il tassista, al ritorno l'autista del bus e l'ho fatto così bene che erano più agitati di me. Quelli di noi, cresciuti nell'incoscienza, che sono sopravvissuti, sono pieni di risorse e quasi sempre riescono a cavarsela.
Ora ho succo d'arancia, taralli e sacchetti del vomito gratis. Devo inventarmi qualcosa da metterci dentro.
Arrivato a Lisbona, dovendo trovare un distributore per fare il pieno prima di restituire l'auto al noleggiatore, mi sono affidato ad Eloise. “Alla rotonda prendi la quarta uscita per fare inversione a Q” “A U, si dice a U!” “Fidati, è a Q! Guarda la mappa ... sembro stupida ma credi che non conosco l'alfabeto? Al limite a O … ” Ecco un pezzetto di vomito rosa.

sabato 2 settembre 2017

Gruppo tabellisti anonimi – prima fase: presa di coscienza

Sei dipendente dalle tabelle di allenamento? Basta con l'autocommiserazione. Seguici e ti guideremo attraverso un percorso di recupero completo che si articola in 4 fasi.
Prima fase – presa di coscienza; sei anche tu un tabellista? Scoprilo col nostro test!
  1. Alle elementari, ti piacevano le tabelline?
  2. Sei mai uscito la notte o ad altri orari inconvenienti per seguire una tabella?
  3. Cominci a pensare alla prossima tabella quando ne stai ancora seguendo una, per paura di rimanere senza?
  4. Scegli attività ed intrattenimenti che non intralcino la tua tabella?
  5. Seguire le tabelle ti ha mai creato problemi in casa o nelle relazioni?
  6. Preferisci la compagnia di persone che seguono tabelle?
  7. Ti trovi mai a seguire una tabella senza avere deciso consciamente di farlo?
  8. Ti sei mai sentito fisicamente ed emotivamente a disagio quando cercavi di smettere?
  9. Hai mai sbrodolato di sudore i tuoi vestiti, tappeti, mobili o l’auto?
  10. Fai le ripetute veloci al Poetto in presenza di bambini o di chi passeggia senza pensare ai rischi per la loro salute?
Se hai risposto “sì” ad una o due di queste domande, c'è una possibilità che tu stia diventando dipendente dalle tabelle.
Se hai risposto “sì” ad almeno la metà di queste domande, quasi sicuramente sei già un tabellista.

Scarica qui la nostra tabella per il programma completo di recupero dal tabellismo.

giovedì 31 agosto 2017

Monte Bianco e gatti a reazione

2 di notte. Mi alzo perché sono stufo di rigirarmi nel letto e mentre il comandante Gianni si sta rigirando intorno al Monte Bianco da circa 17 ore ed è ora intorno al 90esimo km della TDS, io mi accomodo comodo comodo sul divano e affronto le parole crociate usando solo le definizioni verticali, aggiungendo così dislivello per rendere interessanti anche gli schemi più banali. È un'attività che concilia il sonno quasi come gli US open che scorrono in TV: tam-Uh-tam-Uh-tam-Uh … . Mentre compio la mia impresa di parole crociate in salita, anche Gianni sta per iniziare l'ultima lunghissima salita verso il Col Tricot. Ad un certo punto il gatto smette di strusciarsi contro le mie gambe e si porta al centro del tappeto della sala. Con la testa girata in giù, a intervalli di 2-3 secondi, si contrae in sforzi intensi, probabilmente per rigettare una palla di pelo. Mi alzo per convincerlo a fare quest'operazione di fuori ma arrivo tardi. L'ultimo sforzo, invece di fargli sputare la palla, gli ha fatto perdere il controllo dello sfintere ed è partito a reazione, rimbalzando di qua e di là, come un palloncino bucato, lasciando una scia di merda di gatto. In una decina di secondi, dalla sala (tappeto e pavimento) è rimbalzato in cucina (tappetino e pavimento) in sala da pranzo (pavimento) e nello studio (copriletto e pavimento). Quando gli ho aperto la porta sul retro, è schizzato via lasciando un odore mostruoso in uno scenario infernale. Come faceva tutta quella merda a stare in quel piccolo gatto? Come fa un animale così grazioso e pulito di fuori ad essere ripieno di quella roba mostruosa? Sono le 3, il comandante continua a salire passo passo, io passo passo lo straccio, lo strizzo con disgusto e lo ripasso. Il tanfo si affievolisce molto lentamente ma non scompare. Ripasso lo straccio. Ancora adesso mi sento addosso quella puzza micidiale. Intanto Gianni è arrivato, ha portato la sua vecchia schiena dolorante per 120 km di sentieri di montagna; è un eroe. La vita non è tutta fragole con la panna. Anche io, come lui, ho la barba sfatta, le occhiaie e lo sguardo di chi ha passato la notte fronteggiando situazioni impervie e sofferenze; anche io sono un eroe.

Ognuno ha il Monte Bianco che si merita.

lunedì 28 agosto 2017

MinkiaMan

Ci sono dei ragazzi, qui in Sardegna, che hanno avuto la bella idea e il coraggio di organizzare un “minkiathlon”, un triathlon scazzato, assolutamente non competitivo.
Perché, allora, non portare quell'idea oltre e organizzare un circuito MinkiaMan?
Secondo me, avrebbe successo; sarebbe una bonaria presa in giro del famosissimo marchio e di noi stessi partecipanti, che sarebbe compresa al volo da milioni di persone.
Avrei un'idea anche per il logo, con una M grande con la terza gamba (quella centrale) più lunga delle altre, per mettere ben in evidenza l'importanza dell'apparato genitale e, sopra al centro, una M testa piccola piccola. Per le donne basterebbe girare la M testa in W testa.

Hai speso 500 euro per 10 ore di sofferenza?
Ti sei allenato per mesi come uno schiavo per poter spendere 500 euro e soffrire per altre 10 ore?
Hai pagato per portare in giro il nostro marchio su maglie, borse o perfino sulla pelle e farci pubblicità?
Dall'alto dei miei 3 IronMan portati a termine, posso affermare con orgoglio: “Sì! L'ho fatto!”
Perché l'hai fatto?
Perché volevo assolutamente sentirmi urlare: “Sei … Un … MINKIONE!” “You … Are … a MINKIAMAN!”

mercoledì 23 agosto 2017

L'infortunio dell'impiegato panciuto

Mi sono infortunato.
Vi chiederete: come posso essermi infortunato se non sto correndo?
In realtà non sto correndo-correndo ma un po' correndo lo sto. Nell'ultimo mese, ho corsetto un'oretta a Vienna, un'oretta a Torino e un'oretta a Fermo. Sono orette da 50 minuti (lectio brevis) e corsette da 11-12 km/h. Non è roba da atleta che si allena ma da impiegato che porta la pancia in giro a spasso, sperando di perderla (ma la pancia lascia le bricioline e riesce sempre a ritrovare la via di casa).
È così che, spasseggiandomi il ventre, intorno al terzo km della quarta uscita del mese, la mitica “10 km del ragioniere panciuto”, il polpaccio sinistro ha detto stop. Un gesto di protesta insensato. Ha cianciato di peso eccessivo, precarietà muscolare, muscolo contratto, muscolo strappato e contratto strappato a tempo determinato. Il sindacato tace. La realtà è che si sta abituando male, è come un furbetto del cartellino; pensa di avere acquisito il diritto al telelavoro ovvero di correre restando a casa davanti alla tv.
Ricordo 2 infortuni muscolari simili a questo e molto simili fra loro: uno al primo km della prima tappa dei 100 km del Sardinia trail 2015 e l'altro al primo km dei 60 km della sardinia ultramarathon 2011. A sentire i denti affondare nel muscolo mi ero fermato per un minuto e poi, in entrambe le gare avevo deciso di proseguire e, dopo una grande sofferenza iniziale, le avevo poi finite discretamente. Ricordo che in entrambi i casi, c'erano in gara i mitici Marco Olmo e Teo Mura ed ero arrivato dietro il primo ma non di tanto e davanti al secondo.
Bei tempi, altri tempi.
Ieri, alla 10 km del ragioniere panciuto, Olmo non c'era, Teo neppure; mancava la giusta causa e al sentire mordere il polpaccio, mi sono fermato, mi sono girato senza indugio e sono tornato indietro camminando. E il ventre è rientrato, come al solito, a casa con me. C'era posto in poltrona per tutti e due e vivemmo felici e contenti (o quasi).

giovedì 17 agosto 2017

prossima fermata Massaua

Mentre lei continua a parlare, fitta fitta, io costruisco piccole palline d'aria, girando il pollice contro il medio e, poi, un po' più grandi, col pollice contro l'indice. Le mie palline cominciano a svolazzare nel vagone della metro e una finisce proprio nella sua bocca, aperta a pronunciare l'ennesima parola. Dopo qualche secondo, le fuoriesce dal naso e mi viene quasi da ridere ma “prossima fermata Massaua” sono arrivato.

... o forse no ...

Dedicata ai giovani d'oggi (e di ieri)

Cos'è questo rumore che vien dalla cucina?
La pila di piatti sporchi frana, ormai ogni mattina.
Per fortuna domani è sabato e risolvo la situazione
o forse no …
ma una cosa la faccio, giuro, domani scarico lo sciacquone.

Cos'è quest'odore che vien dalla credenza?
Sono ormai tutte passate le date di scadenza.
Per fortuna domani è sabato e risolvo la situazione
o forse no …
ma una cosa la faccio, giuro, domani scarico lo sciacquone.

Cos'è questo colore? È un alone che si espande …
ma il cassetto ormai è vuoto e non ho altre mutande.
Per fortuna domani è sabato e risolvo la situazione
o forse no …
ma una cosa la faccio, giuro, domani scarico lo sciacquone.

Domani è ancora sabato ma di un'altra settimana,
come potete immaginare, qui la situazione frana!
Per fortuna arriva mamma, vado a prenderla alla stazione
o forse no …
e non dovrò più scaricare questo stupido sciacquone.

martedì 15 agosto 2017

Mestiere di padre

Ferragosto. Torino deserta. La metro è vuota. Il supermercato sempre aperto è chiuso. Un'auto giace scoppiata dal caldo. Immerso nella spazzatura, cerco di crearmi uno spazio. Prima però devo separare il rifiuto secco da quello molle. Mani nella merda. Pezzetti si attaccano sotto i piedi. La scopa gira. Il ventilatore gira. La musica pure. Nel mio metro pulito mi concedo una birra. Poi un'altra. Poi un'altra.

domenica 13 agosto 2017

Via dalla retta via

Dopo tre giorni passati a camminare fra le dolomiti di Sesto, ora sono a Vienna.

Ieri ho visitato la “Kunsthaus”, edificio progettato da Friedensreich Hundertwasser – fantasioso e anticonformista architetto austriaco – e contenente un museo dedicato alla sua opera e al suo pensiero. L'architettura dell'edificio è molto particolare e dominata dalle linee curve. H. sosteneva infatti che:
"la linea retta fa ammalare l'uomo perché non esiste in natura e lo espone, di conseguenza, a uno stimolo estraneo all'organismo. Questa linea è una minaccia creata dall'uomo stesso. Vi sono milioni di linee, ma una sola è portatrice di morte: quella tracciata con la riga".
A pensarci bene, anche il moto rettilineo uniforme, quello inerziale, non esiste se non in assenza assoluta di forze. Non in questo mondo, quindi; la retta via porta diretta nell'aldilà.
Un piano, che è il prodotto vettoriale fra due linee rette, allora, è quantomeno mortale al quadrato. Peggio di un tumore moltiplicato per un'amanita falloide. E infatti i pavimenti delle stanze della Kunsthause non sono piani ma ondulati:
Il pavimento piatto è un vero pericolo per l’uomo perché ci fa perdere il contatto con la terra e con la natura”.
A causa del pavimento piano, un’invenzione degli architetti, l’uomo ha dimenticato il rapporto naturale con la terra. Un pavimento animato, ineguale significa al contrario riappropriarsi della dignità umana”.
Questa che per H. è un'idea architettonica, per me è un'indicazione di percorso. La retta via è la più breve da A a B. È quella che seguivo in gara per vincere il sacchetto di salumi. Ora giro intorno all'albero, salgo sul sasso o cerco il prato. L'ottimo, per me, non consiste più nel risparmiare il tempo ma nell'usarlo nel miglior modo. E allora, via dalla retta via!
Le mie camicie hanno le pieghe, i miei piedi preferiscono i cammini rugosi e si stancano prima a percorrere con passi ripetitivi le strade rette e pianeggianti di Vienna che i tortuosi sentieri dolomitici.
Bisogna poi considerare l'aspetto etico. Tutti i punti nel piano sono uguali, indistinguibili; Il piano è uguaglianza ma come tutti gli eccessi di uguaglianza è illiberale. “Esiste una ed una sola retta …” La retta è unica, obbligata; le curve, invece, sono infinite. La superficie curva, quindi, è libertà ...

... forse volevo solo dire che preferisco la montagna.

venerdì 4 agosto 2017

Sputi – Una questione bioetica

La notizia del giorno è di quelle bomba, anche se ben nascosta fra quella del principe d'Inghilterra che va in pensione dopo aver dovuto fare ben 22000 atti pubblici (saluti con la mano, pranzi ed altre epiche fatiche) e quella appassionante della Boldrini che espelle Diba dalla camera, con relativa fantasmagorica reazione dei 5stelle.

L'esperimento, avvenuto negli Stati Uniti e coordinato dall'Oregon Health and Science University, ha impiegato la nuova e potentissima tecnica Crispr-Cas9 per correggere un gene responsabile di una malattia cardiaca. Lo sviluppo degli embrioni è stato bloccato dopo pochi giorni: le questioni etiche di fronte all'eventuale nascita di bambini Ogm sono troppo scottanti. Ma se la gravidanza fosse stata portata a termine, non solo sarebbero nati dei bambini sani. Anche i loro figli sarebbero stati al riparo dalla mutazione genetica pericolosa. (link)

le questioni etiche di fronte all'eventuale nascita di bambini OGM sono troppo scottanti.”
Quei bambini avrebbero potuto correre liberamente senza rischiare di cadere per terra e restarci, vittime di un arresto cardiaco. Dov'è il male? Qualcuno immagina un futuro popolato da eserciti di George Clooney e di Charlize Theron e si copre gli occhi con raccapriccio; altri, a quell'immagine, si leccano i baffi e si chiedono “perché no?” Finché si cambia solo un gene e solo per problemi di salute è accettabile? Qual è il limite e perché?

Il limite lo decide la natura. In caso di eccessiva similarità fra i patrimoni genetici genitori, le innumerevoli piccole ma terribili patologie rare messe a tacere dal loro carattere recessivo, potrebbero esprimersi, com'è successo fra i mormoni o in “nobili” dinastie, in cui i matrimoni fra consanguinei erano la regola. L'inseguimento di un “DNA perfetto” porterebbe alla probabile estinzione della specie.
Il mondo è bello perché è vario. L'unico DNA perfetto è quello diverso (o diversamente uguale). Lo dicono anche gli ormoni che si lasciano attrarre da chi possiede patrimoni differenti dal nostro (fascino dello straniero). Gli eventuali tatuaggi genetici dovranno perciò rimanere unici o rari o estremamente diversificati. Quando questo fosse chiaro e si preservasse la varietà del DNA umano come un'estrema ricchezza, non si correrebbe più alcun rischio e resterebbero solo i vantaggi di questo ulteriore passo dell'uomo verso il progresso, il sopravvivere e il vivere bene.

SPAZIO PUBBLICITARIO. Ne approfitto per rilanciare verso l'alto, con uno sputo particolare, il mio seme, ultimamente in forte ribasso. Contiene DNA col microbollino blu “100% bioetico” e garantito “diversamente uguale”!

martedì 1 agosto 2017

In nessun posto 16640

Mi sto muovendo poco, giusto quel tanto da far cigolare le molle del divano.
Quando, in mezzo al nulla, Eloise mi sussurra: "siamo arrivati a destinazione", mi viene da pensare che forse dovevo andare proprio qui, in nessun posto 16640.
In un frattempo, in un frapposto. È l'unico lieto fine possibile. La felicità non è statica ma è dinamica. Per questo non può esistere il Paradiso o, se esiste, somiglia ad una ruota da criceto e tutti i beati lì, con la coda all'insù e le quattro ascelle sudate, a far girare l'economia. Preferisco rifugiarmi qui, nel frattempo, frapposto in una piega nascosta dello spazio-tempo.
“E non hai ancora assaggiato la mia saint honoré!”

venerdì 28 luglio 2017

Analfapresbite

… oltretutto, sto diventando analfabeta. Oh, beh, in realtà riesco ancora a scrivere, della qual cosa, però, il mondo s'infischia; il grave e che non riesco più a leggere. E non parlo dei “promessi sposi” o della “critica della ragion pura”. Parlo di iscrizioni di minor interesse teorico ma di maggior utilità pratica, come i numeri sulla tastiera del telefono, per avere una minima probabilità di parlare con una persona di mio gradimento o le istruzioni per aprire le confezioni senza mangiare la plastica. È come vivere in Cina senza, però poter usufruire del vantaggio di essere cinesi.
Le date di scadenza sono scritte in geroglifici. Non capisco l'antico egizio ma so che non si usa da un bel po'; probabilmente, quindi, i prodotti sono tutti scaduti. Anche cuocere la pasta può diventare un problema. Per non fare una figura d'analfabeta, mi tocca inventare: “qui è scritto in sanscrito ma, per fortuna, un po' lo capisco; c'è scritto “tempo di cottura: a piacere”. Per fortuna posso sempre ricorrere alla saggezza popolare, quella tramandata per via orale o per via rettale e usare la legge del tagliolone. “È cotta la pasta?” “Ad occhio perocchio, è al dente perdente!”

martedì 25 luglio 2017

La signorina tom-tom

La signorina tom-tom sta diventando una protagonista intima della mia vita e ho quindi deciso di darle del tu e di darle un nome: Eloise. Mi piace immaginarla con i capelli lunghi, neri e lisci legati dietro, lineamenti fini e aria seria. A prima vista sembra una dittatrice; è sempre perentoria nei toni – non conosce il condizionale, usa quasi solo l'imperativo – ma ora che la conosco bene ho scoperto che è così solo in apparenza e nasconde un animo umano.
Quando non seguo i suoi ordini, Eloise si innervosisce: “ricalcolo” dice in tono secco; poi quando capisce che lo sto facendo apposta mi dice col broncio “appena possibile fai inversione a u” . Quanto mi piace farla arrabbiare! Poi però si vendica, facendomi girare in tondo per strade improbabili.
A volte è lei che comincia e si diverte a prendermi in giro: “alla rotonda, ambarabà cicì cocò, prendi la settima uscita” “ma ce ne sono solo 4, 7 sarebbe un giro e mezzo!” “Fidati” dice, mantenendo il suo tono serioso, anche se, ogni tanto, le scappa una risatina.
Ma è quando si lascia andare che la adoro; “fra un chilometro e ottocento metri ….” si scioglie i capelli: “... stavolta scegli tu” mi dice con un sorriso dolce e si volta a guardare fuori dal finestrino.
Grazie Eloise!

lunedì 24 luglio 2017

Eppur mi muovo!

Dato che ho una patologia cardiaca, in attesa di accertamenti ho smesso di allenarmi davvero.
Dato che sono due mesi che non mi alleno, sono bastati due saltelli per mostrare un esercizio ai miei “allievi”, che mi è venuto un mezzo colpo della strega (naturalmente, ho fatto finta di niente).
Dato che ho il mal di schiena, di notte fatico a dormire.
Dato che dormo poco, la stanchezza si accumula e mi fa passare la voglia.
Una catena di eventi che potrei tirare per azionare il grande sciacquone degli eventi che tutto porta via …
Eppur mi muovo!

Dalla spiaggia di Scivu, bellissima ma affollata, dove giacevo spiaggiato vittima della catena degli eventi, ho deciso di alzarmi per fare due passi. Arrivato a fine spiaggia provo a superare le prime rocce a piedi nudi e, con passo titubante, fingendo indifferenza di fronte al dolore, raggiungo presto un'altra spiaggia. Ricalcolo. Attraverso la spiaggia e in fondo vedo un sentierino che sale per superare uno sperone di roccia. Decido di provare a vedere se riesco a percorrerlo a piedi nudi. Ci riesco e, quasi, mi diverte. Ricalcolo. Al di là, all'inizio della terza spiaggia c'è ancora gente ma non sono tanti; non posso fermarmi, devo sapere cosa c'è più in là. Ecco la meraviglia: da qui in avanti comincia una serie di spiagge bellissime e deserte inframezzate da brevi tratti rocciosi. In più di 2 chilometri, nonostante sia il 23 luglio, ho incrociato solo un gruppetto di 3 donne che passeggiavano beate.
La signorina tom-tom, che mi segue anche quando indosso solo uno slip, continua a ripetermi: “ricalcolo” prima con sicurezza, poi impaurita e infine rassegnata. Si è persa e questo è segno di libertà.
Ormai gli attraversamenti rocciosi non mi sembrano più ostacoli ma stimoli a proseguire.
Non tutti apprezzano le sensazioni forti delle rocce sotto i piedi. La pianta del piede è come un palato, ricchissima di recettori sensoriali. Ogni masso è una sorpresa. Ci sono quelli piccanti, quelli dolci, caldi o freschi a seconda del materiale e del colore. È un mondo e capisco l'entusiasmo di chi l'ha scoperto, come il lattante che, assaggiando per la prima volta cibo saporito, fa prima una smorfia, poi un radioso sorriso per aver scoperto un mondo nuovo. Poi, oltre le rocce, c'è la sabbia fine che fa “scivu scivu” quando ci si cammina sopra trascinando i piedi e poi la sabbia bagnata, fresca e poi un'altra portata di rocce, queste quasi lisce, dolci come un dessert. Finalmente raggiungo la lunghissima spiaggia di piscinas. Sono cotto dal sole. In fondo ad un altro chilometro di deserto, si vede un mucchietto di ombrelloni colorati. Indugio un attimo. Forse qualcuno mi aspetta e finalmente ascolto quella voce che insisteva da un'ora: “appena possibile, fare inversione a u”. Un tuffo e ritorno.
Al rientro decido di correre sulle spiagge ritrovando la bellissima sensazione di rimbalzare fra gli schizzi del bagnasciuga e di tuffarmi in acqua ad ogni spiaggia, per completezza.

“Non esiste “lieto fine”. L'equilibrio perfetto, stabile, si raggiunge solo sul letto di morte. Intanto, se non vogliamo sdraiarci anzitempo sul sudario, dobbiamo muoverci, cercare posti nuovi, nuove persone o nuove sostanze che ci sorprendano e le troveremo solo uscendo dalla pancia della gaussiana, dalle istruzioni della signorina tom-tom o dalle ricette dei libri di cucina” (Stocasticismo)
Ecco fatto.

martedì 18 luglio 2017

Acquisti

Dopo i vegetariani, i vegani e gli ariani (link), ecco l'ultima evoluzione del pensiero vitalista: gli acquisti, ovvero coloro che si nutrono di pura acqua distillata.
Per saperne di più, intervisto A. Q., acquista praticante.
“Al 70% l'uomo è fatto d'acqua, il resto sono impurità. Noi puntiamo al 100% di purezza.” Nota la mia espressione perplessa e chiarisce: “l'uomo è pieno di sodio, di grassi saturi ed insaturi. Sono tutte sostanze che rifiutiamo nel cibo ma che ci portiamo dentro. Pensa che dall'ultima analisi effettuata nei laboratori di A. verrebbe fuori che conteniamo anche una piccola percentuale di olio di palma!” Fa una smorfia di raccapriccio, un respiro profondo e continua: “è solo dopo la morte che si capisce quanto facciamo schifo dentro. Libero dall'anima, il corpo marcisce e puzza putrefatto. Noi, invece, dopo la morte, evaporeremo inodori, lasciando solo una nuvoletta in cielo.”
Sognatori. La vedova del primo profeta degli acquisti, P. P., una notte, si è risvegliata con il materasso completamente fradicio e il marito era scomparso, dissolto. Ci rivela: “Altro che nuvoletta, sembrava un'enorme pisciata”.

Consigli per gli acquisti: va bene mangiare acqua, ognuno ha i suoi gusti ... ma berla … per carità, che schifo! Bevete birra o vino!

domenica 16 luglio 2017

Rettangoli di vita

Pepe Mujica e il tempo:
Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà.
D'accordo! Però anche il tempo libero senza le risorse o le capacità per viverlo bene può essere privo di valore. La vita si costruisce come un integrale sul tempo di infiniti momenti presenti
La qualità di una vita vissuta si misura quindi con l'integrale nel tempo, fra nascita e morte, della qualità dei momenti presenti.
Il tempo è quindi la base sulla quale si costruisce l'altezza (o la bassezza) dei rettangoli di vita. Non basta avere il tempo, quindi come non basta avere le risorse per vivere bene. Tempo senza risorse o risorse senza tempo non valgono niente.
Per vivere bene, bisogna cercare di rendere più lunghi e alti possibile tutti i momenti presenti di cui è fatta la vita: rendere più piacevole possibile una domenica mattina, rendere più lungo possibile un momento di gioia. Rettangoli di vita.

giovedì 13 luglio 2017

Buoni e cattivi

Dobbiamo avere uno sguardo d'insieme uscendo dalla logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi” Cit. Matteo Renzi
Buonisti e PaciFinti, complici dei terroristi” Cit. Matteo Salvini

Quando ero bambino, l'insulto peggiore era “sei cattivo!” Ora ti urlano “sei buono!” con un tono tale che ti offendi pure.

Sei buono!

Chi, io? Guarda che ti sbagli!
L'umanità si divide in stronzi, coglioni (quelli che vorrebbero essere
stronzi ma non ne sono capaci) e buoni consapevoli. Tu chi cazzo saresti?
Non so, buono però mi sembra esagerato;
cerco semplicemente di tener conto del bene comune ...
Miii! Sei pure terzomondista!
Mi dispiace, non credevo …
Ho sentito bene? Hai detto davvero “mi dispiace”? Ma ti rendi conto?
Buonista del kazzo
Forse sì, però sono ignorante!
Davvero? Ti avrei dato dell'intellettuale di merda,
radical chic, benpensante
No, intellettuale io? Per fare una citazione in latino devo consultare wikipedia
beh, allora ...
Ignorante totale. Tab … aspetta …. tabula rasa
Ma rasati il culo! Ha ha ha
Ha ha ha

È dura farsi accettare! Perciò lasciatemi sbandierare la mia ignoranza.
Sono ignorante per davvero. Non leggo libri interi da decenni, ogni tanto ne leggo qualche pagina a caso in bagno, sfoglio i giornali partendo dall'ultima pagina e, per giunta, ho cattiva memoria. La mia conoscenza è su wikipedia. Non mi vanto troppo della mia ignoranza ma la considero una risorsa. L'ignoranza, almeno quando è consapevole, fa saltare gli schemi mentali e consente di ragionare a mente libera, esaltando così la razionalità. Vedere un problema “da lontano” consente di vederne la struttura complessiva mentre, dall'interno, se ne vedono i dettagli senza magari coglierne l'essenza. Quanti secoli ci sono voluti all'uomo per capire che la terra è rotonda? Un alieno, anche il più cretino dei marziani, l'ha visto subito. Quando ero bambino mi vergognavo dell'ignoranza, ora la posso sbandierare orgogliosamente!

Purtroppo sei buono, ma almeno, sei ignorante!
Grazie!

martedì 11 luglio 2017

San Sperate – Elogio della sofferenza

L'eroe soffre per salvare la vita a qualcuno. Se uno soffre dandosi martellate sulle dita più che un eroe sembra un coglione. Non è eroismo, è un'altra cosa; è quello che chiamavo “autoeroismo”. Ma non è solo una gloriettina di plastica gonfiabile; ora che ne sono fuori, ho capito che c'è qualcosa di più e che la sofferenza, anche quella autoinflitta, ha un valore profondo.

Foto di Alberto Porcu Zanda
Dopo tante gare fatte, qualcuna anche da protagonista – l'anno scorso qui a San Sperate ero arrivato terzo nella mia batteria – ora guardo la gara passare davanti. Vedo tanto di quel sudore che mi viene sete e mi compro una birra che sorseggio con piacere, anche se quel sudore non è il mio e non ha lo stesso gusto delle birre post gara. Cerco di godermi il sollievo di non essere lì dall'altra parte della transenna, con il viso contorto dalla fatica e rosso dal fuoco della febbre, la bocca spalancata a cercare briciole d'ossigeno, i piedi che schiaffeggiano il terreno … sembra terribile ma poi, dopo l'arrivo, vedo tutti quei volti addolciti dalla fatica, le smorfie mutano in sorrisi e non sono solo sorrisi post-orgasmo, è qualcosa di più profondo, che permane a lungo, se non per sempre.
La sofferenza è una compagna di viaggio che ti accompagna là fuori, fuori dalla tua “zona di comfort” e quando ci ritorni, la trovi più larga, ancora più confortevole e ricca.
Se si rifugge la sofferenza, invece, la zona di comfort si restringe e si resta chiusi in spazi sempre più stretti, incapaci di affrontare qualsiasi disagio, impauriti da una goccia di pioggia che cade sulla testa o da una goccia di sudore che cola dall'ascella, inorriditi da un microbo o da un odore corporeo. L'agio è piacevole finché lo si sceglie ma può diventare un incubo se ci si è costretti. Immaginate di restare bloccati su un divano con una birra in mano per tutta la vita. Ecco cos'è quel sapore: la libertà si conquista con sofferenza e per questo la sofferenza ha gusto di libertà.

Ieri, dopo una mattinata al mare, sono tornato verso l'auto a piedi scalzi, tenendo i sandali in mano su tutta la passerella in legno scuro, reso ardente dal sole, con gli spigoli delle assi che incidevano dolorosamente la pelle e poi ancora sul ghiaino che si accaniva contro le terminazioni nervose della pianta del piede… Ahhh ...
Forse dovrei comprarmi un bel martellino da genitali.

domenica 9 luglio 2017

Sputi – Non abbiamo il dovere morale …


Avevo scritto che non mi sarei confrontato con le dichiarazioni di Renzi &C ma è lui che mi ha evocato scrivendo la parola “morale”.

Il principio etico del “vivere bene” si può enunciare così: “dato un insieme A, un'azione è buona se come conseguenza di questa azione il benessere medio degli elementi di A aumenta”. Questo principio vale a molti livelli. L'insieme A può essere il singolo individuo, la famiglia, la nazione, l'umanità … Ovviamente esiste una scala di valori: l'insieme successivo contiene tutti quelli che lo precedono rendendo, ad ogni passo, il principio sempre più generale. Salendo la scala dei livelli, si va dalla meschineria del livello individuale alla grandezza di quello umano.
Questo sistema di scatole cinesi si ripropone logicamente come sistema d'organizzazione sociale. L'individuo cerca di vivere il meglio possibile –> rispettando le regole di un'organizzazione familiare volta a rendere la vita migliore ai componenti della famiglia –> rispettando il regolamento del condominio in cui vivono che massimizza il benessere dei condomini –> nel rispetto delle leggi dello stato che dovrebbero garantire la miglior vita possibile ai cittadini della nazione –> nel rispetto delle decisioni di un'organizzazione mondiale che dovrebbe garantire che sia l'umanità nel suo complesso a stare bene. Purtroppo nel nostro pianeta, il livello più alto non esiste o, meglio, è come se non esistesse in quanto non è propriamente democratico e non ha i mezzi per far rispettare le proprie decisioni. Quindi, se è vero che chi governa una nazione dovrebbe agire per ottimizzare il livello di vita dei suoi cittadini (elettori), l'insufficienza del livello superiore di controllo pone un problema etico - sociale importantissimo.
La soluzione, ovvia, sarebbe creare un governo mondiale in grado di decidere democraticamente per il bene di tutti e in grado di far rispettare le sue decisioni. Questo, secondo me, andrebbe fatto con ogni sforzo e il prima possibile; ne va della salvezza del pianeta. Invece ci si barcamena con frasucce ambigue.
Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo.
Dipende. Se tu fossi un UOMO, il dovere morale di contribuire al benessere di altri UOMINI lo avresti. Se invece appartieni al sottogruppo degli “uomini italiani” tale dovere non sussiste più se non nei confronti di altri “uomini italiani” ma è una piccineria. Limitare così l'insieme di riferimento, distinguendo fra “noi” e “loro”, è lo stesso ragionamento che usano per giustificare le teorie razziali. Dal punto di vista dell'interesse politico e dell'organizzazione sociale, il discorso è diverso, come discusso sopra, ma come “morale” risulta di livello piuttosto basso e questa volta credo che Francesco sia d'accordo con me.
Poi ci sarebbe anche molto da dire su “aiutarli davvero a casa loro”; eh sì che ne avrei da dire! Ma ho la gola secca, la saliva mi serve e mi devo trattenere da ulteriori sputi.

mercoledì 5 luglio 2017

Doping dopong: cattiveria o idiozia?


Amatori che non sanno di dover sottostare alle stesse regole dei professionisti o che non sanno leggere le scritte sui medicinali o che non sanno cosa vuol dire “doping”. “Non lo sapevo” “eppure c'è scritto grande grande. Non sai leggere?” “È inglese e io a scuola ho studiato francese”. Doping, dopong … la grande domanda rimbalza: “cattiveria o idiozia?” Tertium non datur.

Dati 2014 del ministero della salute: 4 i positivi nell'atletica leggera (237 atleti controllati in 39 eventi)
I controlli sono pochissimi. Su un milione di praticanti di cui 200 mila tesserati FIDAL, in un anno ne sono stati controllati 237. La probabilità di farla franca è altissima e questo è evidente a chiunque pratichi l'atletica amatoriale. Io, per esempio, in 10 anni di intensa attività agonistica non sono mai stato controllato. Fra questi 237, 4, ovvero quasi il 2%, sono risultati positivi. Sono numeri troppo piccoli per poter fare stime precise, però bastano per farsi un'idea. Fra i 150 partecipanti alla marcialonga del fagiolo 3 potrebbero essere dopati. L'avreste mai detto?
Chi sono? Principalmente, informa il ministero, maschi ultraquarantenni (come me). Andando a curiosare fra gli ultimi casi, trovo altri elementi in comune, fra cui una pagina FB (come me) con molti “amici”. Uno non sapeva o se sapeva dormiva. Rivela: “cado dalle nuvole! Chiederemo le controanalisi” (quindi non ha preso niente) “ma posso già dire che sono terapie a cui mi sono sottoposto, prescritte, per problemi di allergie e per cicatrizzare una ferita alla mano” (cosa? Quello che non ha preso?) Non ha visto la scritta “doping” o se l'ha vista non l'ha capita e non su una ma su ben due scatole diverse! C'è gran confusione là fuori. Doping dopong, cattiveria o idiozia? Il beneficio del dubbio si scioglie in un bicchiere d'acqua da assumere prima dei pasti.
L'ultimo caso, pur non vivendo in Sardegna, ha ben 31 “amici” fra i miei amici FB sardi. Del resto se mi avesse chiesto l'amicizia non gliela avrei negata: non faccio l'esame delle urine prima di accettare amicizie; se mi si fosse presentato sotto falso nome in canotta e pantaloncini, probabilmente avrei accettato anche l'amicizia di Totò Riina. Lui aveva l'ego un po' giù e voleva iniettarsene una dose ma ha letto male la scritta sulla scatola e si è ritrovato con epo nel sangue, 4 anni di squalifica e l'ego ancora più giù. “Quando un leone è ferito, finitelo perché se si riprende so caxxi!! a buon intenditor poche parole!!” Scrive. Doping dopong. Cattiveria o idiozia?

Insomma, assomigliano molto ai tagliatori (link), o ai millantatori, quelli che si allenano per 21 km collinari a 3'02. Motivazioni? La salsiccia del premio (come me!) e, soprattutto, i pollici in su – l'autostop di facebook. Tutte vittime dei pollici di FB. Quanti ancora ne dovranno cadere prima che qualcuno si decida a fermare questa strage? Per tenere sotto controllo il problema del doping amatoriale, propongo di liberalizzare il pollice e distribuirlo gratuitamente.
PS. L'identikit del dopato mi somiglia molto; maschio, ultraquarantenne, pagina FB, sacchettaro. Il primo difetto è una tara congenita, il secondo mi è venuto una dozzina d'anni fa e non riesco ad uscirne. Per quanto riguarda gli ultimi due, garantisco, a mia difesa, che salsiccia e bottiglia di vino li ho sempre messi nello stomaco e mai su FB.

mercoledì 28 giugno 2017

Sputi - Il lavoro.

Non scrivo di politica, dicevo. Inutile allora che mi confronti con le dichiarazioni quotidiane dei vari Renzi, Dibba, Salvini, Gasparri … . Del resto, se davvero voglio avere un futuro come papa, quando si libererà un posto, è con Lui che mi devo confrontare, con il grande Francesco. Questo sì che è stimolante!
Ecco ciò che ha detto ieri: “stolto far lavorare così a lungo gli anziani mentre i giovani sono a casa”.
Scrive invece il velleitario: “L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Sarebbe allora il lavoro il principio? Immaginate un pianeta in cui frutti succosissimi pendono dagli alberi, alieni carini ci fanno le carezze e ci nutrono con ciotole piene di leccornie; dovremmo passare quattro ore al giorno a scavare buche e altre quattro a riempirle per essere dei buoni cittadini? Secondo me no. Il lavoro è un ottimo mezzo di organizzazione sociale, una scala per il progresso ma non può essere un principio. Il progresso stesso non è una necessità quando si è in paradiso. In paradiso non si lavora, si va direttamente in pensione.” cit. http://pisanilorenzo.blogspot.it/2014/01/rivelazioni-prima-puntata.html

Ma passiamo dall'utopia all'analisi della realtà.
Lavoro = attività di utilità sociale = (tradotto dai miei princìpi) produzione di benessere e mantenimento della vita.

Quando, come accade ora, una buona parte delle attività di utilità sociale (produttive, informative, …) è svolta da macchine, il concetto e l'organizzazione del lavoro andrebbero rivisti. È davvero necessario un “posto di lavoro” per tutti nel senso tradizionale? Non si rischia di fare attività improduttive come le buche citate qui sopra o magari, invece, di produrre molto più del necessario anche a discapito delle risorse limitate di questo pianeta? Se, per esempio, ci fossero in giro già troppe automobili, sarebbe socialmente utile fabbricarne altre e costringere con pressioni psicologiche (pubblicità) qualcuno a comprarsele? No, anzi, sarebbe dannoso. Il consumatore perfetto è eternamente insoddisfatto altrimenti smetterebbe di comprare; ciò che serve al “mercato” per produrre lavoro è gente scontenta, altro che benessere. Sarebbe socialmente molto più utile raccontare storie, far crescere bambini, organizzare attività all'aria aperta … .
E i soldi? Se proprio si vuole continuare col sistema del denaro, basterebbe monetizzare le suddette attività sociali.
Dice il papa: stolto far lavorare così a lungo gli anziani mentre i giovani sono a casa.
Dico io: stolto far lavorare così a lungo gli anziani … e basta. Non dico che passare da una “Repubblica fondata sul lavoro” a una “Repubblica fondata sul benessere” sia una transizione facile ma mi sembra maledettamente necessaria.
Questo è il mio sputo, questa volta bello grosso e succoso.

martedì 27 giugno 2017

Sittin' on top of the world - Elogio della lentezza

Prima non mi fermavo, non salivo su quella roccia, al massimo le gettavo uno sguardo. Con le pupille ben puntate sul sentiero, mi facevo bastare quello che vedevano le code degli occhi, che, a dire il vero, scodinzolavano parecchio fra il blu del mare, il verde della macchia e il grigio del granito. Le code vedono bellissime macchie di colore ma i particolari risultano sfocati. Il pennello è troppo grosso e fiori e fili d'erba si mescolano. Mi fermavo al massimo qualche secondo a riempire occhi e polmoni con un respiro profondo. Il tempo mi serviva per andare più lontano e lasciavo sfuggire i dettagli.
Ora mi nutro di dettagli. Rinuncio all'infinito e mi concentro sugli infiniti particolari del finito. Entro in sintonia non solo visiva con la natura e ci vuole ancora più tempo perché gli altri sensi non viaggiano alla velocità della luce. Ascolto il cuore battere un ritmo jazz sincopato. Col naso assorbo odore di terra secca, di questa terra che è parte di me, bagnata del mio sudore e concimata delle mie feci. Me le son tenute apposta, per non sprecarle e perché sì, mi piace molto di più così. Ma ci vuole tempo anche per  questo, calma, lentezza. E non basta ancora: la voglio sentire sulla pelle; è da lì che entrano le sensazioni più profonde, viscerali. Lascio scie di vestiti. La maglia è rimasta giù, sul primo cespuglio; qui sulla roccia lascio le scarpe e le calze e finisco di salire con indosso solo le mutande da corsa, poi mi sdraio e mi lascio abbracciare da questa roccia in cima al mondo, a questo piccolo mondo meraviglioso che mi è rimasto. Non mi preoccupa più niente perché sono seduto in cima al mondo.

domenica 25 giugno 2017

Sputi - Il caso Fazio

Mi piacerebbe scrivere di politica ma non posso. È troppo complicata, andrebbe seguita e io non ne ho il tempo e quindi non la capisco. Scrivo perciò solo di etica. Ho elaborato due princìpi semplici semplici che mi permettono di ragionare in modo quasi scientifico sulle questioni di attualità. A partire da essi, porto avanti l'analisi fino al punto a cui riesco ad arrivare; a causa della mia ignoranza, non sempre arrivo alla risposta delle questioni; il più delle volte mi devo fermare prima. Quello che mi sorprende però è che questo punto d'arrivo, raggiunto a partire da princìpi semplici e con ragionamenti quasi banali, e che quindi dovrebbe risultare ovvio, spesso invece è controverso e contrario a quello di molti dei chiacchieratori da dibattito televisivo. La ragione? Credo che loro, invece di partire dai princìpi, partano dalle conclusioni che vogliono sostenere per opportunità politica o personale e poi ci appiccichino qualcosa che somiglia ad un ragionamento o forse, più semplicemente, non sanno neanche cosa sia un “principio”.
Tutto qui.
Finché avrò voglia di scrivere, scriverò e se voi avrete voglia di leggere ciò che avrò scritto, mi farà piacere ma non mi chiedete di scrivere di politica, che non ne capisco nulla. Di etica sì. Forse più che come politico, ho un futuro come “papa”.

Lo sputo della settimana è dedicato a Fabio Fazio e al caso del rinnovo del suo contratto con la RAI.
Lui, come i calciatori o i grandi manager, in teoria entra nel gioco della concorrenza: per un'azienda, avere nel libro paga uno di questi personaggi porterebbe (in entrate pubblicitarie, diritti, gestione delle risorse ... ) un vantaggio economico che giustificherebbe la spesa; le aziende rivali potrebbero essere disposte a pagare di più e il protagonista si mette all'asta fino a raggiungere la massima offerta. Nel caso specifico, io non so quanto questo vantaggio sia reale e se la RAI possa entrare legittimamente in un gioco di concorrenza. Sono questioni politiche. Però, dal punto di vista etico, la situazione mi è chiara.
Consideriamo il principio del massimo benessere. “Un'azione è buona se, come conseguenza di essa, il benessere medio aumenta”
Il benessere è indubbiamente legato alle risorse (soldi). Se questo legame fosse lineare, la distribuzione delle risorse non sarebbe un problema, basterebbe massimizzare la ricchezza “nazionale” che in media, aumenterebbe il benessere “nazionale”. In realtà non è così. La relazione che lega il benessere alle risorse non è lineare ma logaritmica. Mi spiego. Con 100 euro al mese un uomo può sopravvivere dormendo per strada e mangiando 3 euro al giorno di pane. Con 200 euro al mese potrebbe pagarsi un letto in un dormitorio e non morire di freddo di notte. Con 400 euro al mese, potrebbe mangiare a sufficienza e non soffrire più la fame. Con 800 euro al mese si potrebbe permettere tutta la privacy e i comfort di un monolocale e pensare ad una famiglia. Con 1600 euro può avere famiglia, auto e qualche svago; con 3200 euro … . In pratica, per raggiungere un livello migliore di vita bisogna, ogni volta, raddoppiare le risorse. I cento euro in più che permetterebbero di passare dal livello 1 al livello 2 e non soffrire il freddo, non porterebbero nessun vantaggio sostanziale a chi ne avesse già, per esempio, 1600. Per non parlare di chi già guadagnasse i milioni di Fazio. Quindi, non basta che una nazione sia ricca perché il suo benessere sia elevato in quanto è altrettanto importante sapere come tali risorse siano distribuite.
Quindi:
1. La libera concorrenza del mercato è felicità per i soldi ma non necessariamente per gli uomini (e quindi, come principio, fa schifo).
2. Tutte le persone che perseguono accumuli di denaro perdono la mia simpatia, anche se hanno un larghissimo sorriso.

Ecco, questo era il mio sputo benedetto; andate in pace.