domenica 14 gennaio 2018

Tana liberi tutti!

Ostacoli burocratici (non balle di paglia ma di materia genitale) mi hanno costretto, per non finire ucciso, morto di noia davanti alla porta di un ufficio, a spostare il circuito del cross in territorio amico.
E, allora, circuito nuovo di zecca, disegnato, a mano libera, a forma di Sardegna. Si parte in Gallura e ci si infila, quasi subito, nel greto di un torrente, dove si trova la sabbia delle spiagge della costa settentrionale. Poi un ripido strappo porta alla curva “Stintino” dove si imbocca la superstrada Carlo Felice per tornare veloci verso sud, fino ad un nuovo strappo mozzafiato sulle alture del Sulcis-iglesiente. Curva “Teulada” e discesa a picco. L'ostacolo più difficile si troverà in corrispondenza del paese di A., dove una doppia curva secca interrompe la ripida discesa costringendo a fermarsi a compilare dodici moduli per non essere bloccati da barracelli a forma di pino. A Villasimius si gira e dopo essere passati per l'agrumeto di Muravera si imbocca la nuova SS 125 per tornare veloci, in leggera salita, verso il traguardo. Si passa dal “via” per iniziare un nuovo giro.
Strappi anaerobici, acidi lattici, discese a picco, sabbie mobili … insomma ci sarà da divertirsi!
Mentre il cercatore, dopo aver contato fino a venti, sta appostato con occhio vigile e timbri mortiferi vicino al vecchio circuito, noi, nascosti a piede libero, in territorio amico, abbiamo concepito a mente libera e disegnato a mano libera un nuovo circuito. Ora possiamo uscire dal nascondiglio e correre a perdifiato. Tana liberi tutti!
Il solerte cercatore è ancora lì, appostato, ad aspettarci. Qualcuno gli dica che il gioco è finito!

sabato 6 gennaio 2018

Un paese al contrario


Nelle fotine in fondo, riporto il documento contenente le richieste del comune di A. per poter concedere l'autorizzazione alla manifestazione di corsa campestre che stiamo organizzando.
Fra mille altre cose, dai punti 5 e 12 e N.B. 1, per esempio, si evince che il tavolino usato dal delegato FIDAL per le iscrizioni dovrà essere in materiale certificato ignifugo e ancorato al terreno con opportuna modalità studiata con simulazioni fluidodinamiche e approvata da studio specializzato e qualificato e tutto ciò presentato in formato DWF con firma digitale e verificato dal servizio SPT prima di cominciare a togliere il primo sasso dal percorso.
Se la comunicazione presentata da B. avesse validità, sarebbe praticamente impossibile realizzare la manifestazione. Per fortuna, il geom. B., nella foga di terminare la sua opera d'autorità ha apposto il timbro al contrario, con la Regia Corona Asseminese indegnamente rovesciata per terra.
Possibile che un impiegato così scrupoloso nell'enumerare tutte le eventualità non avesse ancorato il foglio al tavolo con debita perizia tecnica e un soffio di vento abbia arrecato danno al documento comunale girandolo proprio nel momento in cui egli calava il braccio con decisa pertinacia? Non si saprà mai. Comunque sia, tutto il castello di carte crolla e, rileggendo il documento nel verso del timbro, con la corona volta in SU, l'autorizzazione è rilasciata, il comune metterà a disposizione il servizio di Protezione Civile e Barracellare per aiutarci nella preparazione e messa in sicurezza del campo di gara; se ci sarà un uragano si annullerà la manifestazione ma se soffierà vento si legheranno i gazebo agli alberi, come si è sempre fatto e tutti correranno felici e contenti. 

p.s. Nella realtà, il cross verrà fatto su un percorso nuovo, interamente nel territorio di C. e A. sarà finalmente liberata dal flagello di centinaia bambini che corrono felicemente nel suo territorio


giovedì 4 gennaio 2018

Non siete a casa vostra

Dall'alto si vedono fumi in lontananza; ci sono quelli di chi brucia qualcosa in giardino e quelli degli impianti di riciclaggio. Gli ulivi sono potati per fare legna e ogni tanto sparisce un albero secolare. Non tanto lontano si sentono gli spari dei cacciatori. Il solerte responsabile della protezione civile di A. però non può andare a verificare perché è impegnato per tutta la mattinata a controllare che nessuno passi il rastrellino o il decespugliatore nel tracciato in cui, per la sesta volta, vorremmo organizzare la gara di corsa campestre. Siamo noi i veri delinquenti che pretendono di lavorare gratis per organizzare una manifestazione sportiva che porta un migliaio di atleti dai sei agli ottanta anni a correre nella natura. Devono fermarci. Valorizzeremmo il territorio e la salute pubblica trarrebbe giovamento dalla manifestazione ma non siamo a casa nostra ci dice il Geom. B.. La manifestazione è un campionato regionale e verranno atleti da tutta l'isola ma non importa. Il territorio è di A. e noi siamo di C.. La cura del tracciato non procurerebbe nessun danno all'ambiente, anzi, sarebbe un'operazione di pulizia. Però, prima di potere cominciare a togliere un sasso, vogliono sapere chi saranno gli addetti all'ambulanza, vedere i loro certificati, sapere dove finiranno le feci degli atleti ... Quando gli daremo queste informazioni forse, dopo averle attentamente analizzate e verificate, ci daranno l'autorizzazione, toglieranno il solerte controllore e, se non sarà troppo tardi, potremo cominciare i lavori ma probabilmente ci diranno che manca qualcos'altro, la marca della carta igienica o la certificazione asl per il ristoro o chissà cosa, finché sarà troppo tardi. 
Non siamo a casa nostra ma neanche a casa sua, caro B.. Siamo in luogo pubblico; lei dovrebbe curare l'interesse pubblico che però è un'altra cosa. È tutt'altra cosa.

mercoledì 3 gennaio 2018

50 ragioni per fare sport – 14. Perché correre è divertente.

Le condizioni meteo sono ideali: calma di vento, neanche una nuvola e 18 gradi. In casa, intendo. Fuori c'è Thor, Caronte o il Grande Sciacquone; bufere, bombe d'acqua, tzunami di calore e ho anche un dolorino.
Insomma, non ho voglia di uscire a correre.
Perché esco lo stesso?
Sarebbe comodo usare lo stesso senso del dovere che mi fa andare al lavoro anche quando è grigio e manca la voglia ma sarebbe sbagliato. Il senso del dovere devo tenerlo per le cose importanti che il mio è stretto e a tirarlo da una parte manca dalle altre.
Bisogna pensare al divertimento. Quello immediato del volo che ad ogni passo di corsa ci solleva in aria o ci fa planare nelle discese a rotta di collo; quello di balzare per evitare pozzanghere o per saltarci dentro; quello di infilarsi nei sentieri sconosciuti del livello 2.0. Se non bastasse, si può pensare anche al divertimento futuro, immaginando che finendo il quadro accederemo al livello 3.0 dove troveremo quella maledetta discesa verso Faenza o la lotta per un podio con i migliori atleti di categoria. Anche se mancasse il divertimento immediato, infatti, un po' di sofferenza è utile a migliorarsi e divertirsi di più in futuro. Bisogna essere consapevoli di ciò ma anche stare attenti che la sofferenza non prenda il sopravvento sul divertimento.
Non deve essere il “senso del dovere” che ci fa correre, perché quello, prima o poi, finisce. Dev'essere il divertimento o, almeno, la prospettiva di divertimento futuro; non in paradiso, intendiamoci, ma in un futuro vicino, quasi tangibile e seguirne l'odore con l'acquolina in bocca.

lunedì 1 gennaio 2018

ECCESSI

Dopo le feste i canditi mi escono dalle orecchie e le calorie spingono sull'ombelico. Questo senso di eccesso è peggiorato dal gusto dolciastro delle centinaia di messaggi, tutti belli in sé ma troppi, tutti uguali, fino alla nausea.
Ho bisogno di liberarmi. Le calorie le posso usare per correre o per costruire finalmente le basi per un ventre autorevole. Restano le briciole, i canditi e tutte quelle lettere A, U, G, U, R e I da riciclare. AI GURU RUGA GUARÌ, GIURA! Non ha senso. GIRI GARA ... ecco questi servono per il cross ma tutte quelle U avanzano e mi stanno nauseando … GIÙ RAGÙ, GIÙ RAGÙ ... basta … mi viene da vomitare!
AUUUUUUH … aspetta … UUUUUUGH … un altro conato … UUUUUUUR … I.
Ecco, ora sto meglio. Buon 2018!

martedì 26 dicembre 2017

Auguri a tutti!

2017 Un anno “primo” è finito con tutto ciò che comporta in termini di divisibilità in fattori. Non so se l'indivisibilità centri ma qualcosa mi è successo. È come se sia stato investito da un vagone. Non è crisi di mezz'età, è la mezz'età che mi si è buttata addosso.
Ho mangiato fino ad avere mal di pancia. Quando troppo buono accumulato diventa doloroso eccesso, si capisce l'importanza dell'equilibrio. Questa è la lezione del natale e ogni anno fa bene ricordarla perché si tende a buttarsi sempre nelle stesse direzioni che siano il lavoro, i soldi, lo sport, la birra o le parole crociate.
Sotto l'albero ho lasciato solo qualche “buono trasporto Cagliari-Capoterra su auto di marca tedesca”. Sembra poco ma l'anno prossimo o quello dopo varranno più di un bitcoin, in quanto, al contrario di quest'ultimo che è pieno di vuoto, contengono l'affetto di un padre e corrispondono ad un servizio reale e a tempo fisico.
Un anno “primo” ma non ultimo. Un altro seguirà e promette bene. C'è davvero ragione di essere ottimisti, perché l'anno nuovo avrà la primavera, me lo sento.

sabato 23 dicembre 2017

Una notte all'inferno

Mi sveglio per pisciare ma la vescica è vuota e quel fastidioso stimolo non passa. Mentre mi aggiro preoccupato fra bagno, cucina e sala inizio a sentire un fastidio al rene sinistro che aumenta progressivamente fino a diventare dolore e poi continua ad acuirsi, sempre più forte. Penso che sia una colica renale. Faccio giusto in tempo a prepararmi una borsa dell'acqua calda prima di sprofondare.
Crollo sul divano della sala. È l'una e mezza di notte e non voglio disturbare. Si tratta di aspettare poche ore prima che si svegli Maria ed eventualmente mi porti al pronto soccorso. Intanto lascio dormire lei e i medici; se devo soffrire, preferisco farlo da solo e che nessuno veda la mia espressione e l'orrore di quegli occhi che ogni volta che passo davanti allo specchio dopo aver vomitato sono sempre più scavati dalla sofferenza. Ogni volta 5 anni in più. Ormai ho superato i 70. Quanto potrò andare avanti ancora?
Il tempo non passa mai. Ogni minuto è pieno di lunghissimi secondi di sofferenza. Non sopporto più di stare sdraiato, fermo con quel dolore acuto e continuo; so che alzandomi il dolore aumenterebbe ma sono arrivato al punto che preferisco alzarmi aumentando consapevolmente il dolore piuttosto che continuare a soffrire sempre nello stesso modo. Le coliche non finiscono? Vorrei fare una ricerca google ma lo studio è troppo lontano e arrivato a metà strada, devo tornare a sdraiarmi. E se fosse un tumore? Manca lucidità e senza google tutto diventa possibile. Quando si sveglierà Maria dovrò dirle che non possiamo partire, perché siamo bloccati qui all'inferno per l'eternità.
La tv è spenta davanti a me. Guardo lo schermo nero. Non la accendo. Non servirebbe. È impossibile distrarmi; non vedrei niente con lo sguardo rivolto di dentro, verso quell'impulso nerissimo che sovrasta e oscura tutto il resto.
Dopo 3 ore di sofferenza incessante comincio a pormi domande assurde. Vale la pena vivere così? Mi butterei di sotto? A parte che mi trovo al piano terra e la sola idea di salire le scale mi sembra improponibile, constato che l'idea proprio non mi attrae per niente. La risposta, per fortuna, è chiara. Mi spaventa l'idea di essermi posto la domanda. Ma era interesse puramente teorico. Almeno credo.
Verso le 5 e 30, dopo 4 ore all'inferno, il dolore cala quel tanto da lasciarmi cadere stremato nel sonno.
Mi sveglio con lo stomaco nel caos ma il dolore al fianco è cessato quasi del tutto.
In questi momenti ci si sente rinascere e si apprezza, con ogni minuscola cellula, la bellezza di essere vivi. Semplicemente. Vivi, con quel magico tepore che ci nasce dentro ad ogni respiro.